Stefano Cappellini è il nuovo direttore ad interim de La Repubblica

Stefano Cappellini

Il Gruppo Gedi ha nominato Stefano Cappellini nuovo direttore responsabile ad interim de la Repubblica, con effetto immediato. La decisione è stata comunicata dall’editore attraverso una nota ufficiale, nella quale viene spiegato che il giornalista assumerà la piena responsabilità della direzione editoriale del quotidiano fino alla conclusione della procedura per la nomina del nuovo direttore responsabile. Secondo quanto comunicato dall’editore, la scelta è stata presa anche grazie alla lunga esperienza maturata da Cappellini all’interno del giornale. Nella nota si legge infatti che, “forte della sua profonda conoscenza del giornale, della sua redazione e dei suoi valori, Cappellini assumerà la piena responsabilità della direzione editoriale della testata fino al completamento definitivo del processo di nomina del direttore responsabile”. Stefano Cappellini è entrato nella redazione de la Repubblica nel 2016. Nel corso degli anni ha ricoperto incarichi con responsabilità sempre maggiori, diventando una delle firme più conosciute nell’analisi politica e nei temi di attualità. Prima del suo ingresso nel quotidiano è stato direttore de Il Riformista e caporedattore de Il Messaggero. Nel corso della carriera ha lavorato anche come autore televisivo e saggista, pubblicando diversi libri dedicati alla politica e alla società italiana. La nomina è stata accompagnata da un messaggio dell’amministratore delegato del Gruppo Gedi, Mirja Cartia d’Asero, che ha dichiarato: “Desidero rivolgere a Stefano Cappellini i miei migliori auguri per questa nuova responsabilità. Sono certa che la sua solida esperienza, il suo lungo impegno nel giornale e le sue straordinarie qualità professionali gli consentiranno di guidare la Repubblica con autorevolezza durante questa fase di transizione”. Anche Stefano Cappellini ha commentato il nuovo incarico con una dichiarazione diffusa insieme all’annuncio ufficiale. “Ringrazio l’editore per avermi affidato la responsabilità della direzione editoriale de La Repubblica durante il processo di scelta del nuovo direttore responsabile. Il giornale ha conquistato la fiducia dei propri lettori grazie alla professionalità e all’impegno dei suoi giornalisti e di tutte le persone che contribuiscono ogni giorno con il loro lavoro attento e appassionato. Assumo questo impegno con entusiasmo e senso di responsabilità per preservare questi standard e consolidare una tradizione fondata sul giornalismo di qualità e sulla profondità di analisi”.

A Bolzano arriva WeNews, sito di notizie scritte con AI. Il sindacato: “Rischi per democrazia e sicurezza”

WeNews

WeNews, sito di informazione che dichiara di realizzare i propri contenuti utilizzando fonti aperte, come giornali e comunicati stampa, successivamente controllati dall’intelligenza artificiale, è approdato in Trentino-Alto Adige. L’arrivo della piattaforma ha spinto il Sindacato Giornalisti del Trentino-Alto Adige Südtirol a diffondere una nota con cui esprime “vivo allarme” per l’avvio dell’attività del portale in regione. Nel comunicato, diffuso venerdì 10 luglio 2026, il sindacato riferisce che WeNews farebbe capo a un editore, o presunto tale, con sede a Hong Kong, in Cina. La nota evidenzia inoltre che i nomi indicati come autori degli articoli pubblicati sul sito non risulterebbero appartenere a giornalisti. Tra gli aspetti richiamati dal Sindacato Giornalisti del Trentino-Alto Adige Südtirol figura anche l’utilizzo di articoli e comunicati provenienti da fonti aperte. Secondo il comunicato, la vicenda ha suscitato preoccupazione all’interno del sindacato regionale e della Fnsi e potrebbe interessare anche gli editori rappresentati dalla Fieg, in relazione all’utilizzo gratuito di articoli dei quotidiani senza l’indicazione della fonte. Il sindacato richiama inoltre l’attenzione sulle regole che disciplinano il settore dell’informazione. Nel comunicato si legge: “La notizia oltre a provocare vivo allarme nel Sindacato regionale e nella Fnsi e possiamo immaginare anche dagli editori della Fieg, per l’utilizzo gratuito degli articoli dei quotidiani senza citarne la fonte, pone problemi di democrazia e di sicurezza nazionale, perché in mancanza di provvedimenti governativi e parlamentari, qualsiasi soggetto basato in uno Stato estero può fondare un sito giornalistico in Italia e non rispettare le regole alle quali sono tenuti i professionisti dell’informazione e gli editori e veicolare contenuti fake”. La nota si conclude affermando: “Situazione tanto più allarmante nel contesto geopolitico in cui si trova l’Italia in questo momento storico”. Sul caso WeNews sono intervenuti anche il Governo e gli organismi di categoria. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’Editoria, Alberto Barachini, ha annunciato di aver segnalato il sito all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), sostenendo che la piattaforma pubblichi contenuti realizzati esclusivamente tramite agenti di intelligenza artificiale, senza l’impiego di giornalisti e senza un direttore responsabile iscritto all’albo. Secondo Barachini, modelli di questo tipo rappresentano un rischio per la qualità dell’informazione e per il corretto funzionamento del dibattito democratico. Anche la Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi) e il Sindacato Giornalisti del Trentino-Alto Adige Südtirol hanno presentato un esposto all’Agcom, chiedendo un intervento nei confronti di quella che definiscono una forma di “pseudo-informazione” prodotta da una società con sede a Hong Kong. Le organizzazioni sindacali chiedono inoltre una regolamentazione più chiara dell’impiego dell’intelligenza artificiale nel settore dell’informazione. Sulla vicenda è intervenuto anche l’Ordine dei Giornalisti, che ha depositato un esposto all’Agcom e al Ministero della Giustizia, invitando le autorità a valutare anche un eventuale sequestro amministrativo cautelare del sito. Secondo l’Ordine, WeNews si presenta come una testata giornalistica pur non risultando registrata secondo la normativa italiana, senza un direttore responsabile iscritto all’albo e senza giornalisti identificabili, elementi che – secondo l’esposto – potrebbero indurre i lettori a ritenere di trovarsi di fronte a una redazione giornalistica tradizionale anziché a contenuti generati dall’intelligenza artificiale.

Trump convoca quattro giornalisti del New York Times in tribunale a Manhattan

10biz-nytimes-superJumbo

Quattro giornalisti del New York Times sono stati convocati davanti a un gran giurì federale nell’ambito di un’indagine avviata dopo la pubblicazione di articoli dedicati al nuovo Air Force One, il Boeing 747-8 donato dal Qatar agli Stati Uniti per l’utilizzo presidenziale. I mandati di comparizione, firmati dal procuratore federale di Manhattan Jay Clayton, chiedono ai reporter di testimoniare su una “presunta violazione della legge penale federale”, senza indicare quali siano i reati contestati. I provvedimenti riguardano i giornalisti Julian E. Barnes, Eric Lipton, Tyler Pager ed Eric Schmitt, autori di servizi nei quali venivano riportate informazioni sulle caratteristiche del nuovo aereo presidenziale. Secondo quanto pubblicato dal quotidiano, il velivolo sarebbe privo di alcuni sistemi di difesa avanzati installati sugli Air Force One utilizzati finora, compresi dispositivi antimissile e altre tecnologie di protezione. Gli articoli riferivano inoltre che, durante un recente viaggio internazionale, il presidente Donald Trump avrebbe lasciato la Turchia utilizzando il precedente Air Force One. La scelta, secondo fonti citate dal New York Times, sarebbe stata suggerita dai servizi segreti, che avrebbero ritenuto il vecchio velivolo più sicuro per quel trasferimento. Le informazioni pubblicate dal quotidiano provenivano da fonti rimaste anonime e riguardavano aspetti considerati sensibili per la sicurezza della presidenza degli Stati Uniti. Prima dell’uscita di uno degli articoli, un alto funzionario dell’FBI avrebbe contattato un giornalista e un dirigente del New York Times chiedendo di sospendere la pubblicazione perché legata a una questione di sicurezza nazionale. Secondo la ricostruzione del giornale, il funzionario non avrebbe spiegato nel dettaglio le ragioni della richiesta e avrebbe anche domandato di conoscere l’identità delle fonti, ricevendo un rifiuto. I mandati di comparizione prevedono che i quattro reporter si presentino davanti al gran giurì federale a Manhattan. In alcuni casi, secondo quanto riferito dal New York Times, gli atti sarebbero stati consegnati direttamente da agenti federali che si sono presentati nelle abitazioni dei giornalisti. La direzione del quotidiano ha criticato l’iniziativa dell’amministrazione. Il responsabile legale del New York Times, David McCraw, ha definito i mandati “una straordinaria escalation”. In una nota ha dichiarato: “La comparsa di agenti federali delle forze dell’ordine sulla soglia di casa dei giornalisti dovrebbe sconvolgere la coscienza di ogni americano che crede nella Costituzione e nella libertà di stampa che essa tutela”. McCraw ha aggiunto: “I nostri giornalisti riportano i fatti e promuovono il diritto del pubblico americano di sapere come opera il proprio governo e come vengono utilizzati i soldi dei contribuenti. Questo atto sfacciato non dovrebbe essere considerato altro che un tentativo di impedire al pubblico di sapere cosa sta succedendo nel proprio Paese, intimidendo i giornalisti e impedendo loro di svolgere il proprio lavoro”. Dal Dipartimento di Giustizia è arrivata una replica attraverso la portavoce Emily Covington, che ha precisato: “I giornalisti non sono gli obiettivi, bensì coloro che divulgano informazioni classificate”. La portavoce ha aggiunto: “Apprezziamo e valorizziamo l’importante ruolo che la stampa svolge in questo Paese, ma anche il Dipartimento di Giustizia ha un ruolo fondamentale nel garantire che coloro a cui sono affidati i segreti della nostra nazione utilizzino tali informazioni in modo appropriato. Riconosciamo che ci può essere una naturale tensione, ma non ignoreremo la legge”. Il caso si inserisce in un contesto di altri procedimenti che negli ultimi mesi hanno coinvolto testate giornalistiche statunitensi. In precedenza il Dipartimento di Giustizia aveva richiesto la testimonianza di giornalisti del Wall Street Journal e del Washington Post, ritirando successivamente i mandati dopo l’opposizione presentata dalle due redazioni. Parallelamente, il New York Times è parte di diversi contenziosi giudiziari con l’amministrazione statunitense, tra cui quelli relativi all’accesso dei cronisti al Pentagono e ad altre controversie aperte con il governo federale. (Credits foto: Doug Mills/The New York Times)