La foto de L’Espresso intitolata “L’abuso”, pubblicata il 10 aprile 2026, è autentica e non generata con intelligenza artificiale, come confermato dal fotografo autore dello scatto e da ulteriori immagini dello stesso evento.
Nel giro di poche ore dalla pubblicazione, l’immagine – che mostra un colono israeliano armato mentre riprende con il telefono una donna palestinese – è diventata virale sui social, aprendo un acceso dibattito sulla sua veridicità. Diversi utenti hanno parlato di “fake photo”, sostenendo che alcuni dettagli, come l’aspetto dell’uomo o la sua uniforme, apparissero “innaturali” o non coerenti. A intervenire è stato anche l’ambasciatore israeliano a Roma, Jonathan Peled, che ha dichiarato: “Condanniamo fermamente l’uso manipolatorio della recente copertina de L’Espresso. L’immagine distorce la complessa realtà con cui Israele deve convivere, promuovendo stereotipi e odio. Un giornalismo responsabile deve essere equilibrato e corretto”.
Lo scatto è stato realizzato dal fotoreporter Pietro Masturzo il 12 ottobre 2025. “Ebbene no, la foto in questione non è frutto di Intelligenza artificiale! Ho scattato questa foto nel villaggio palestinese di Idhna (a ovest di Hebron) lo scorso 12 ottobre, nel primo giorno di raccolta delle olive”, scrive il fotoreporter nella didascalia al video pubblicato sul suo profilo Instagram. E ancora: “Doveva essere un giorno di festa. Oltre ai proprietari del terreno e alle diverse famiglie di palestinesi venuti ad aiutare nella raccolta, sul luogo erano presenti anche le autorità palestinesi locali, un gruppo di attivisti internazionali e diversi giornalisti palestinesi e internazionali, compreso il New York Times. Proprio all’inizio della raccolta è sopraggiunto un gruppo di coloni israeliani armati (alcuni dei quali indossavano l’uniforme dell’esercito, come il colono in questione) e accompagnati da veri soldati (con il volto coperto), che hanno impedito ai palestinesi di raccogliere le proprie olive. L’espressione del colono ritratto e la conseguenza del gesto ripetuto dallo stesso, mimando il verso che fa il pastore per radunare il proprio gregge, rivolgendosi ai palestinesi come alle proprie bestie”.
La donna ritratta nella foto è Meead Abu al-Rub, 35 anni, avvocata impegnata in attività contro la colonizzazione dei territori palestinesi. In un’intervista ha raccontato: “Alcuni dei coloni indossavano uniformi militari e portavano armi. Ci hanno minacciato, insultato e filmato”. La donna ha aggiunto che il colono che la stava riprendendo “diceva che ci avrebbe arrestati tutti, anche se non avevamo fatto nulla di sbagliato”.
Secondo la sua testimonianza, quel giorno più di venti coloni, insieme a soldati israeliani, sarebbero arrivati nell’area durante una protesta pacifica legata alla raccolta delle olive. “Hanno cercato di intimidirci e ci hanno minacciato di arrestarci. Se non avessimo annullato l’evento e ci fossimo ritirati, i coloni non avrebbero esitato a spararci direttamente e ucciderci perché le loro armi erano pronte”, afferma l’avvocata.
La diffusione della copertina ha avuto un impatto globale: l’immagine è stata ripresa da media internazionali e ha superato i 150 milioni di visualizzazioni online, diventando un caso mediatico e diplomatico. Parallelamente, si è riacceso il dibattito sulla verifica delle immagini, soprattutto in contesti di conflitto, dove spesso contenuti reali vengono messi in dubbio o etichettati come propaganda.
Non è la prima volta che fotografie provenienti da Gaza o dalla Cisgiordania vengono contestate pubblicamente. In rete circolano anche espressioni come “Pallywood”, utilizzate per insinuare che immagini e video siano costruiti artificialmente. Tuttavia, in questo caso specifico, la presenza di più scatti dello stesso episodio, realizzati da diversi fotografi, ha contribuito a confermare l’autenticità della scena.