OpenAI acquisisce Tbpn, talk show tech della Silicon Valley, per rafforzare il dialogo sull’AI

OpenAI entra nel mondo dell’informazione quotidiana con l’acquisizione di Tbpn, un talk show online molto seguito nella Silicon Valley e dedicato alle notizie tecnologiche e alle interviste ai manager del settore. La società che ha creato ChatGPT, sviluppato da OpenAI, ha annunciato l’operazione con l’obiettivo di rafforzare la propria presenza anche nel campo dei media. Il programma Tbpn è noto per analizzare in tempo reale le novità del mondo tech e per ospitare dirigenti delle principali aziende tecnologiche, proponendosi come concorrente diretto di Bloomberg e CNBC. Secondo una comunicazione interna firmata da Fidji Simo, l’acquisizione punta a favorire un confronto pubblico sui cambiamenti portati dall’intelligenza artificiale. L’obiettivo dichiarato è “promuovere un dialogo costruttivo sui cambiamenti innescati dall’intelligenza artificiale”, sostenendo allo stesso tempo la crescita del programma. Dopo l’acquisizione, Tbpn sarà supervisionato da Chris Lehane e contribuirà alle attività di comunicazione e marketing dell’azienda, pur continuando a operare anche come programma informativo indipendente. I dettagli economici dell’accordo non sono stati resi pubblici. L’operazione si inserisce in una fase di riorganizzazione interna di OpenAI, che sta ridefinendo le proprie priorità strategiche e il focus sul business, ridimensionando l’attenzione su alcuni progetti come Sora o il chatbot per adulti Citron Mode. Tbpn è stato lanciato nell’ottobre 2024 e ha iniziato a trasmettere in diretta streaming quotidiana da marzo 2025, con tre ore di programmazione nei giorni feriali. Il team conta 11 dipendenti e, secondo i dati diffusi, nel 2025 ha generato circa 5 milioni di dollari di ricavi pubblicitari, con una previsione che supera i 30 milioni per il 2026. Il talk show registra una media di circa 70.000 spettatori per episodio sulle diverse piattaforme online. La trasmissione è diventata popolare tra figure di primo piano della Silicon Valley, che lo considerano uno spazio informativo vicino al settore tecnologico. Tra gli ospiti intervenuti figurano Mark Zuckerberg, Satya Nadella e Sam Altman.
Wired chiude l’edizione cartacea nel Regno Unito

Nel 2026 la rivista Wired non pubblicherà più l’edizione cartacea nel Regno Unito e punterà sulla crescita degli abbonati digitali a livello globale, segnando un cambiamento strategico nel modello editoriale del marchio. Secondo quanto riportato da Press Gazette, la decisione arriva dopo una riorganizzazione della redazione londinese avvenuta alla fine del 2025, quando sette giornalisti hanno lasciato l’ufficio e il team è stato ridotto e ristrutturato per concentrarsi sullo sviluppo del pubblico e su reportage dedicati a Regno Unito ed Europa. Parallelamente, la direzione globale ha scelto di rafforzare il posizionamento internazionale del brand attraverso una strategia orientata al digitale e agli abbonamenti diretti. La direttrice editoriale globale, Katie Drummond, ha spiegato che la priorità è costruire un modello sostenibile basato sugli abbonamenti: “la creazione di un ‘business in abbonamento sostenibile e in crescita è il futuro di Wired…”. Ha inoltre precisato che, pur riconoscendo il ruolo della pubblicità e del commercio, l’obiettivo è non dipendere da fattori esterni: “non voglio che Wired sia in balia di fattori che non posso controllare, a differenza di come controllo il giornalismo”. I dati mostrano una crescita significativa del digitale: nel 2025 gli abbonati diretti sono aumentati del 20% e quelli esclusivamente digitali sono raddoppiati. Negli Stati Uniti, i ricavi da abbonamenti sono cresciuti del 24%, confermando la centralità del modello digitale nella strategia aziendale. Nonostante i cambiamenti, Londra resta un punto chiave per la redazione globale, che conta circa 120 persone e prevede un incremento del personale entro il 2026. La città ospita in particolare il team dedicato allo sviluppo del pubblico, con attività su newsletter, social media e video. Secondo Drummond, l’obiettivo è rendere Wired una piattaforma percepita come globale, accessibile e rilevante per lettori in diversi Paesi. La riorganizzazione ha comportato anche l’uscita di figure di rilievo, tra cui il vicedirettore editoriale globale e caporedattore per il Regno Unito Greg Williams, oltre ad altri ruoli editoriali e creativi. Tuttavia, la direzione ha dichiarato che l’organico sarà progressivamente ricostruito con nuove assunzioni mirate, tra cui un vicedirettore incaricato di selezionare reportage investigativi da Regno Unito e Unione Europea. Il passaggio al digitale si inserisce in un trend già avviato: nel 2024 la versione britannica della rivista era passata da sei a quattro uscite annuali, fino alla decisione di interrompere completamente la stampa nel 2026. La scelta riflette il cambiamento delle abitudini del pubblico, sempre più orientato verso contenuti online, app, newsletter e piattaforme social. Secondo i dati disponibili, nella seconda metà del 2025 Wired contava oltre 480mila abbonamenti complessivi, di cui più della metà digitali. Nel Regno Unito e in Irlanda, la tiratura media nel 2024 era di poco superiore alle 32mila copie, con una quota significativa distribuita gratuitamente o tramite servizi digitali aggregati. Il marchio continuerà comunque a pubblicare edizioni cartacee in altri mercati, come Italia e Giappone, mentre in Messico e Medio Oriente l’offerta è focalizzata esclusivamente sul digitale. L’espansione internazionale include anche nuove redazioni locali, con l’obiettivo di produrre contenuti direttamente nei territori in cui avvengono le notizie. La strategia editoriale punta su contenuti originali e investigativi, definiti internamente come “Story Zero”, cioè storie pubblicate prima che diventino di dominio pubblico. Questa impostazione mira a rafforzare il valore del giornalismo e a distinguere Wired in un contesto competitivo, caratterizzato da cambiamenti negli algoritmi dei motori di ricerca e dei social media. Il traffico digitale ha registrato variazioni significative: a febbraio 2026 il sito wired.com ha totalizzato 14,5 milioni di visite globali, in calo rispetto agli anni precedenti. Tuttavia, il pubblico diretto — cioè gli utenti che accedono senza intermediari — è in crescita costante, con un aumento globale dell’85% e un raddoppio negli Stati Uniti nel 2025. La direzione ha evidenziato come in passato il traffico proveniente da piattaforme esterne, come i social network, abbia generato numeri elevati ma poco rappresentativi del reale coinvolgimento dei lettori. L’attuale strategia mira invece a costruire una relazione diretta con il pubblico attraverso strumenti proprietari come newsletter, app e contenuti esclusivi. Parallelamente, Wired sta investendo nel miglioramento del design digitale, nella riapertura dei commenti e nell’interazione tra giornalisti e lettori tramite eventi e sessioni in streaming. È inoltre previsto il lancio di una nuova app entro il 2026. Il settore commerciale, in particolare le recensioni di prodotti tecnologici, è stato influenzato dal calo del traffico proveniente dai motori di ricerca. In risposta, l’azienda sta riorientando l’offerta verso contenuti considerati più autorevoli e riconoscibili dal pubblico. (In foto, Katie Drummond)
Wikipedia vieta contenuti IA: rischio errori e dati fuorvianti

Wikipedia ha deciso di vietare la pubblicazione di articoli scritti con intelligenza artificiale, aggiornando ufficialmente le proprie linee guida e introducendo regole più restrittive per i contributori. Secondo quanto riportato, la piattaforma Wikipedia ha stabilito che i contenuti generati da modelli linguistici di grandi dimensioni (Llm) non potranno essere pubblicati direttamente perché “spesso violano” i principi fondamentali dell’enciclopedia, che richiedono verificabilità, affidabilità delle fonti e controllo umano. La decisione è stata presa dopo un confronto interno tra gli editor volontari, che hanno votato a favore del divieto. La nuova regola prevede due eccezioni precise. Gli strumenti di intelligenza artificiale possono essere utilizzati per fare traduzioni e per apportare piccole modifiche a testi già esistenti, ma solo con una revisione attenta da parte di una persona. Il tema dell’uso dell’IA è al centro di un dibattito tra i contributori della piattaforma, perché questi strumenti possono produrre errori o informazioni non corrette. Il fondatore di Wikipedia, Jimmy Wales, ha descritto questi problemi come un “pasticcio”, riferendosi ai casi in cui l’intelligenza artificiale genera contenuti fuorvianti o inventati, fenomeno spesso chiamato “allucinazione” dell’IA. Nel frattempo, cresce anche la competizione tra Wikipedia e gli strumenti basati su intelligenza artificiale. Secondo dati della società di analisi Similarweb, servizi come ChatGPT stanno aumentando il numero di utenti e, in alcuni casi, stanno superando o riducendo il traffico verso Wikipedia, soprattutto negli Stati Uniti.
Netflix Italia deve rimborsare fino a 500 euro per aumenti illegittimi dal 2017

Il Tribunale di Roma ha stabilito che Netflix Italia deve rimborsare fino a 500 euro gli abbonati attivi dal 2017, perché alcuni aumenti di prezzo applicati negli anni sono stati giudicati illegittimi e non dichiaravano motivazioni precise. La decisione arriva dopo l’azione promossa da Movimento Consumatori. Oltre ai rimborsi, la sentenza prevede anche una riduzione dei prezzi attuali degli abbonamenti, in misura pari agli aumenti considerati non legittimi. Gli utenti, quindi, potrebbero pagare meno rispetto a quanto richiesto oggi. Il numero delle persone coinvolte è molto alto. In Italia, infatti, gli abbonati Netflix sono passati da circa 1,9 milioni nel 2019 a circa 5,4 milioni nell’ottobre 2025. Questo significa che milioni di clienti potrebbero avere diritto alla restituzione delle somme pagate in più. “Se Netflix non provvederà immediatamente a ridurre i prezzi e a rimborsare i clienti – dichiara Alessandro Mostaccio, presidente di Movimento Consumatori – avvieremo una class action per garantire a tutti gli utenti la restituzione di quanto indebitamente pagato”. I legali che hanno seguito il caso, Paolo Fiorio e Corrado Pinna, hanno infatti precisato: “La decisione riguarda milioni di consumatori”. Netflix ha fatto sapere che presenterà ricorso contro la sentenza. Attraverso un portavoce, la società ha dichiarato: “In Netflix, i nostri abbonati vengono prima di tutto. Prendiamo molto sul serio i diritti dei consumatori e crediamo che le nostre condizioni siano sempre state in linea con la normativa e le prassi italiane”.
Il Fatto Quotidiano in perdita. La redazione chiede di rafforzare la strategia digitale

Il 3 aprile 2026 l’assemblea di redazione del Il Fatto Quotidiano ha comunicato una nuova fase per il giornale, segnata da difficoltà economiche e dalla necessità di rafforzare il percorso digitale, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere 100 mila abbonati partner. Secondo quanto riferito nel comunicato, il settore dell’editoria italiana sta attraversando una fase complessa, e anche il giornale si trova a fare i conti con questa trasformazione. In parole semplici, è come quando le persone cambiano abitudini: sempre meno comprano il giornale in edicola e sempre più lo leggono su telefono o computer. Per questo motivo, il giornale sta cercando di adattarsi, puntando sugli abbonamenti digitali invece che sulle copie di carta. Nel testo diffuso, la redazione spiega che l’azienda ha già iniziato alcune modifiche, come la riduzione della foliazione, cioè il numero di pagine del giornale stampato, e la presentazione di un piano di sviluppo digitale condiviso con la direzione. L’obiettivo è quello di garantire stabilità economica nel tempo, proprio grazie alla crescita degli abbonamenti online. L’assemblea segnala però che i conti recenti si sono chiusi in perdita. Questo significa che le entrate non sono state sufficienti a coprire tutte le spese. Una parte delle difficoltà deriva dal calo dei ricavi nel settore editoriale, che rappresenta ancora circa due terzi del fatturato complessivo. Anche le attività alternative avviate dall’azienda non hanno prodotto, finora, risultati economici adeguati. Nel comunicato viene riportato: “Gli ultimi bilanci si sono chiusi in perdita, solo marginalmente per i minori ricavi del settore editoriale, che vale tuttora due terzi del fatturato. La diversificazione delle attività non ha finora garantito i margini necessari”. Inoltre, la redazione segnala criticità nella comunicazione interna: “Infine, abbiamo appreso solo all’ultimo di decisioni che riguardano la vita e l’immagine del giornale. Questo non è accettabile”. I giornalisti spiegano di essere impegnati nello sviluppo del progetto editoriale e chiedono una maggiore chiarezza sul futuro del prodotto. Quindi, chiedono di sapere meglio che tipo di giornale si vuole costruire e come organizzare il lavoro. Tra i punti indicati, c’è anche il superamento della divisione tra chi lavora per la versione cartacea e chi per quella online, una distinzione definita ormai superata. Nel documento si sottolinea che la crescita degli abbonamenti digitali rappresenta un segnale positivo, perché indica che i lettori continuano a seguire il giornale anche nelle nuove modalità. Tuttavia, questo risultato non è ancora sufficiente a garantire l’equilibrio economico complessivo. La redazione evidenzia inoltre il valore dell’indipendenza del giornale, descritto come libero da condizionamenti politici e finanziari, e l’impegno dell’azienda nella tutela dei dipendenti. Allo stesso tempo, viene ribadita la necessità di una strategia più dettagliata per l’integrazione digitale. Nel passaggio finale, i giornalisti avanzano una richiesta formale: “Consapevoli delle potenzialità del giornale e del suo ruolo pubblico, l’assemblea dei redattori chiede alla direzione e all’azienda di dettagliare la strategia per l’integrazione digitale e di creare un tavolo di lavoro ai sensi dell’articolo 34 del Contratto nazionale, che prevede il coinvolgimento dei giornalisti, il cui apporto crediamo sia un vantaggio per tutti, nella risoluzione delle criticità”.