La Repubblica, quattro paletti del Cdr sul futuro del giornale

La Repubblica quotidiano

Il Comitato di redazione de La Repubblica ha presentato una proposta formale per cambiare la governance del giornale in vista di una possibile cessione della testata da parte dell’editore. L’iniziativa è rivolta ai lettori, a Exor e a eventuali futuri azionisti del gruppo editoriale, con l’obiettivo dichiarato di fissare regole valide nel lungo periodo, fino ai prossimi 50 anni.

Secondo quanto comunicato, le trattative in corso sulla vendita del gruppo non hanno ancora fornito certezze ai lavoratori di Gedi su temi considerati centrali: occupazione, perimetro aziendale e linea politico-editoriale. Il Cdr segnala che queste richieste, avanzate in precedenza dall’assemblea dei giornalisti, non risultano accompagnate da risposte chiare o impegni pubblici.

In questo contesto, il Comitato di redazione ha annunciato l’avvio di un percorso per la creazione di una associazione culturale-fondazione. Questa struttura avrebbe diritti di rappresentanza e specifici poteri di governance, con la funzione di tutelare l’indipendenza editoriale e garantire che le scelte strategiche non siano condizionate esclusivamente da interessi economici. Il progetto era già previsto da un accordo sindacale interno del dicembre 2021, rimasto finora inattuato.

Il Cdr descrive il progetto come un processo graduale, basato sul confronto tra la redazione, i lettori, la comunità giornalistica e l’editore. Exor viene indicata come interlocutore principale nella fase attuale, ma la proposta è dichiaratamente rivolta anche a qualsiasi nuovo azionista che dovesse entrare in futuro nel capitale del gruppo.

Nel documento viene ricordato che il coinvolgimento dei giornalisti nella governance di un editore non è comune in Italia, ma è una pratica già adottata da importanti testate internazionali, citate come esempi di modelli capaci di coniugare innovazione, sostenibilità economica e rigore giornalistico, mantenendo autonomia e fiducia dei lettori.

La proposta operativa si articola in quattro punti principali.

  • Il primo prevede la divisione del capitale sociale di Gedi in due categorie di azioni: le azioni A, riservate agli investitori privati e dotate di pieni diritti economici, e le azioni B, assegnate alla nuova associazione culturale-fondazione. Queste ultime non avrebbero diritti economici, ma garantirebbero la presenza nel consiglio di amministrazione e specifiche prerogative di governance.
  • Il secondo punto riguarda la nomina del direttore. La fondazione avrebbe un potere di veto: il direttore verrebbe proposto dagli azionisti A, ma la nomina diventerebbe effettiva solo con l’approvazione di almeno il 60% degli azionisti B.
  • Il terzo punto prevede il coinvolgimento della fondazione nelle scelte strategiche considerate più rilevanti, in particolare quelle che incidono sull’occupazione e sulla struttura del gruppo, come acquisizioni, cessioni, fusioni o altre operazioni straordinarie.
  • Il quarto punto riguarda l’eventuale vendita futura del gruppo Gedi. In questo scenario, agli azionisti B verrebbe riconosciuta la possibilità di individuare, entro un periodo compreso tra 6 e 12 mesi, un altro investitore disposto ad acquistare alle stesse condizioni economiche offerte dall’acquirente iniziale.

Il Comitato di redazione ha infine rivolto un invito pubblico alla comunità dei lettori e all’editore affinché queste proposte vengano discusse e integrate nella governance de La Repubblica, con l’obiettivo di accompagnare il cambiamento societario con un nuovo assetto interno basato su regole condivise.