La Stampa, il Cdr: “Garanzie insufficienti sull’occupazione”

redazione della Stampa

Nel primo pomeriggio di martedì 20 gennaio 2026 l’editore ha comunicato ai rappresentanti dei giornalisti l’avvio di una trattativa esclusiva per la cessione de La Stampa al gruppo Sae guidato da Leonardis, aprendo una nuova fase nel futuro del quotidiano. La comunicazione è arrivata durante un incontro urgente tra i vertici di Gedi e Gnn e il Cdr, cioè il comitato che rappresenta i giornalisti. L’editore ha spiegato che sta parlando solo con un possibile compratore alla volta e che ha scelto il gruppo Sae invece dell’offerta presentata dal gruppo Nem di Enrico Marchi. La motivazione data dall’azienda è che Sae è un editore già attivo nel mondo dei giornali e ha presentato un piano industriale considerato solido, capace di unire più testate per renderle sostenibili insieme, creando quella che viene definita una “massa critica”. Il Cdr de La Stampa ha riportato le parole ricevute dall’azienda spiegando che, di fronte ai dubbi sulla forza economica del gruppo Sae nel lungo periodo, i vertici hanno risposto che Leonardis sta cercando nuovi soci nel territorio del Nord Ovest. Si tratterebbe anche di soggetti istituzionali, ma senza indicare nomi precisi. Il presidente di Gedi, Ceretti, e l’amministratore delegato Comuzzo hanno comunque espresso un atteggiamento definito “positivo” rispetto alla possibilità che questi partner entrino in futuro nella società. I giornalisti, però, hanno fatto sapere che le informazioni ricevute non sono state ritenute sufficienti. Secondo il Cdr, mancano garanzie chiare sulle capacità finanziarie del gruppo Sae, sulla tutela dei livelli occupazionali e sulla conferma dell’attuale organizzazione delle redazioni. Inoltre, non sono stati forniti dettagli sul piano industriale che dovrebbe spiegare come il giornale potrà crescere e svilupparsi negli anni successivi. Alla luce di questa situazione, il Cdr ha annunciato la convocazione di un’assemblea della redazione per mercoledì 21 gennaio 2026, un momento in cui tutti i giornalisti potranno essere informati e confrontarsi sugli sviluppi legati alla possibile vendita del quotidiano. (In foto, la redazione della Stampa)

Cessione La Stampa, Sae supera Nem nella trattativa: proposti 22.5 milioni di euro

La Stampa

Il gruppo Gedi ha comunicato oggi al direttore e al comitato di redazione del quotidiano La Stampa di aver avviato una trattativa in esclusiva con il gruppo Sae spa per la possibile cessione della testata. L’operazione riguarda La Stampa, gli asset collegati e le attività di printing. L’offerta presentata da Sae, guidata da Alberto Leonardis, ammonta a 22,5 milioni di euro, una cifra superiore a quella avanzata da Nem – Nord Est Multimedia, pari a 15 milioni di euro. Con questa proposta, Sae ha superato Nem, il gruppo editoriale guidato da Enrico Marchi, che fino alla scorsa settimana risultava anch’esso interessato all’acquisizione del quotidiano torinese. La decisione di avviare una trattativa in esclusiva segna quindi un passaggio formale nel processo di valutazione delle offerte ricevute da Gedi. Il gruppo Sae non è nuovo a operazioni di questo tipo. Negli anni passati ha già acquisito da Gedi il controllo di diverse testate locali, tra cui Il Tirreno, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio, La Nuova Ferrara, La Nuova Sardegna e, più recentemente, La Provincia Pavese. Queste operazioni hanno ampliato la presenza del gruppo nel settore dell’informazione locale e regionale. Sulla trattativa è intervenuto anche Alberto Barachini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria. In una nota ha dichiarato: “L’apertura di una trattativa in esclusiva per la cessione del quotidiano torinese al Gruppo Sae, che ha già tra i suoi soci soggetti istituzionali locali, rappresenta una iniziativa strategica orientata a promuovere l’identità di un giornale ancorato al territorio”. Barachini ha definito “una buona notizia” l’interesse manifestato da più soggetti per la testata. Secondo il sottosegretario, “la scelta da parte di Gedi di privilegiare l’offerta del Gruppo Sae appare connessa a una proposta da parte del potenziale acquirente di puntare a un piano di sviluppo concreto e ambizioso”. Nella stessa dichiarazione ha aggiunto che Sae “si impegni a tutelare gli asset e dia garanzie occupazionali”.

Gedi, audizione in Parlamento sulla vendita delle testate

Gedi gruppo editoriale

Le richieste di garanzie sull’identità delle testate e sulla occupazione sono state portate in Parlamento dai rappresentanti dei giornalisti del Gruppo Gedi, ascoltati in audizione dalla commissione Cultura della Camera dei Deputati. L’incontro si è svolto martedì 20 gennaio 2026 ed è servito a chiarire cosa sta succedendo nella procedura di vendita di alcune importanti testate giornalistiche italiane. Durante l’audizione, i Comitati di redazione hanno spiegato che la vendita riguarda in particolare La Repubblica e La Stampa, due giornali storici del gruppo. Per La Repubblica l’interesse è arrivato dal gruppo greco Antenna, guidato dall’editore Theodore Kyriakou. Per La Stampa, invece, si sono fatti avanti Gruppo Nem e Gruppo Sae, già attivi nell’editoria locale. I rappresentanti sindacali hanno raccontato di aver chiesto tutele precise. “Abbiamo chiesto garanzie per l’identità della testata e per l’occupazione”, ha detto il Cdr di Repubblica. Secondo quanto riferito, inizialmente i vertici di Gedi avrebbero spiegato che non era possibile inserire clausole di questo tipo nella procedura di vendita. Successivamente, dopo interventi del governo e della politica, ai giornalisti sarebbe stato comunicato che la richiesta di garanzie era entrata nella trattativa, ma senza documenti ufficiali. “Per noi sono solo parole. Non abbiamo alcun tipo di documento che lo dimostri”, hanno aggiunto. I giornalisti hanno anche spiegato di aver tentato un contatto diretto con i rappresentanti del gruppo Kyriakou, senza successo. “Ci preoccupa il fatto che dalle ricerche fatte si tratta di un gruppo senza esperienze sulla carta”, hanno dichiarato, spiegando che il gruppo opera soprattutto in altri settori dei media. Nel corso dell’audizione è stata ricordata anche l’idea di creare una fondazione che possa controllare l’operato societario delle testate. “Un’idea già vagliata nel 2021 senza seguito. Andremo da un notaio nei prossimi giorni per dar vita a questo strumento”, hanno spiegato i rappresentanti dei lavoratori. Un altro punto affrontato riguarda la presenza del principe saudita Mohammed bin Salman come socio in una delle società del gruppo Kyriakou. Il Cdr ha riferito di aver ricevuto rassicurazioni sul fatto che l’acquisto sarebbe effettuato da un’altra società del gruppo, precisando però che questo elemento non viene considerato risolutivo. Anche il Cdr de La Stampa ha segnalato criticità. “C’è poca trasparenza e tanta confusione”, hanno detto i rappresentanti, spiegando che non è chiara la struttura societaria del gruppo Kyriakou e che mancano dati sui fatturati nei diversi Paesi. Riguardo agli altri potenziali acquirenti, hanno aggiunto che le trattative potrebbero procedere in parallelo, ma che al momento non esiste un quadro definito. Le offerte di Nem e Sae, secondo quanto riferito, arrivano da realtà più piccole rispetto al gruppo attuale e pongono interrogativi sulla gestione di un quotidiano nazionale.

La Repubblica, quattro paletti del Cdr sul futuro del giornale

La Repubblica quotidiano

Il Comitato di redazione de La Repubblica ha presentato una proposta formale per cambiare la governance del giornale in vista di una possibile cessione della testata da parte dell’editore. L’iniziativa è rivolta ai lettori, a Exor e a eventuali futuri azionisti del gruppo editoriale, con l’obiettivo dichiarato di fissare regole valide nel lungo periodo, fino ai prossimi 50 anni. Secondo quanto comunicato, le trattative in corso sulla vendita del gruppo non hanno ancora fornito certezze ai lavoratori di Gedi su temi considerati centrali: occupazione, perimetro aziendale e linea politico-editoriale. Il Cdr segnala che queste richieste, avanzate in precedenza dall’assemblea dei giornalisti, non risultano accompagnate da risposte chiare o impegni pubblici. In questo contesto, il Comitato di redazione ha annunciato l’avvio di un percorso per la creazione di una associazione culturale-fondazione. Questa struttura avrebbe diritti di rappresentanza e specifici poteri di governance, con la funzione di tutelare l’indipendenza editoriale e garantire che le scelte strategiche non siano condizionate esclusivamente da interessi economici. Il progetto era già previsto da un accordo sindacale interno del dicembre 2021, rimasto finora inattuato. Il Cdr descrive il progetto come un processo graduale, basato sul confronto tra la redazione, i lettori, la comunità giornalistica e l’editore. Exor viene indicata come interlocutore principale nella fase attuale, ma la proposta è dichiaratamente rivolta anche a qualsiasi nuovo azionista che dovesse entrare in futuro nel capitale del gruppo. Nel documento viene ricordato che il coinvolgimento dei giornalisti nella governance di un editore non è comune in Italia, ma è una pratica già adottata da importanti testate internazionali, citate come esempi di modelli capaci di coniugare innovazione, sostenibilità economica e rigore giornalistico, mantenendo autonomia e fiducia dei lettori. La proposta operativa si articola in quattro punti principali. Il primo prevede la divisione del capitale sociale di Gedi in due categorie di azioni: le azioni A, riservate agli investitori privati e dotate di pieni diritti economici, e le azioni B, assegnate alla nuova associazione culturale-fondazione. Queste ultime non avrebbero diritti economici, ma garantirebbero la presenza nel consiglio di amministrazione e specifiche prerogative di governance. Il secondo punto riguarda la nomina del direttore. La fondazione avrebbe un potere di veto: il direttore verrebbe proposto dagli azionisti A, ma la nomina diventerebbe effettiva solo con l’approvazione di almeno il 60% degli azionisti B. Il terzo punto prevede il coinvolgimento della fondazione nelle scelte strategiche considerate più rilevanti, in particolare quelle che incidono sull’occupazione e sulla struttura del gruppo, come acquisizioni, cessioni, fusioni o altre operazioni straordinarie. Il quarto punto riguarda l’eventuale vendita futura del gruppo Gedi. In questo scenario, agli azionisti B verrebbe riconosciuta la possibilità di individuare, entro un periodo compreso tra 6 e 12 mesi, un altro investitore disposto ad acquistare alle stesse condizioni economiche offerte dall’acquirente iniziale. Il Comitato di redazione ha infine rivolto un invito pubblico alla comunità dei lettori e all’editore affinché queste proposte vengano discusse e integrate nella governance de La Repubblica, con l’obiettivo di accompagnare il cambiamento societario con un nuovo assetto interno basato su regole condivise.

Nuova brand identity per l’ecosistema Sole 24 ORE

Federico Silvestri e Fabio Tamburini

Il Gruppo Il Sole 24 ORE cambia nome, logo e identità visiva e avvia una nuova fase della sua storia, scegliendo di ripartire dalle proprie radici per guardare al futuro. Il gruppo editoriale di Confindustria adotta ufficialmente il nome Gruppo Il Sole 24 ORE, superando la precedente denominazione Gruppo 24 ORE, e presenta una nuova brand identity pensata per rappresentare in modo chiaro e unitario tutte le sue attività. Il cambiamento nasce dalla volontà di valorizzare un patrimonio informativo, culturale e civile che accompagna il Paese da oltre 160 anni. Il nome “Il Sole” viene indicato come elemento centrale dell’identità del gruppo: non solo memoria storica, ma base attiva per lo sviluppo futuro. L’obiettivo dichiarato è rendere riconoscibile, anche visivamente, la complessità di un ecosistema che oggi comprende informazione su carta e digitale, radio, televisione, agenzia di stampa, libri, podcast, editoria professionale, formazione, eventi e servizi per imprese, professionisti, istituzioni e cittadini. Al nuovo nome si affianca un nuovo logo, progettato per racchiudere in un unico segno tutte le anime del gruppo. Il marchio si ispira a quello utilizzato negli anni Novanta, quando l’editore avviò il passaggio da quotidiano a realtà multimediale. Allora il simbolo univa fogli di giornale e tastiera; oggi quei fogli diventano pixel, per rappresentare il mondo digitale e l’evoluzione tecnologica. Il logo è composto da una versione istituzionale monocromatica e da una versione creativa multicolore, nella quale ogni pixel identifica una specifica area di attività, mantenendo però un disegno comune. Secondo l’Amministratore Delegato Federico Silvestri, “Il principio che ci ha guidati è stato rappresentare in modo autentico e contemporaneo l’identità del nostro ecosistema”, spiega l’Amministratore Delegato Federico Silvestri. “Abbiamo ripercorso la nostra storia per ‘fare quadrato’ attorno alla nostra tradizione, ai nostri valori e alle nostre persone. Questo quadrato simbolico diventa marchio, prende tridimensionalità e svela un cuore composito che ci proietta nel futuro. Disegnare una nuova identità significa riaffermare chi siamo oggi e indirizzare il domani. È la nostra eredità a guidare la nostra evoluzione”. Il nuovo sistema visivo include tutte le principali realtà del gruppo: il quotidiano Il Sole 24 Ore, Radio 24, l’agenzia Radiocor e IlSole24OreTV. Dal logo principale derivano anche i marchi delle diverse aree operative, tra cui Il Sole 24 ORE Professionale, 24 ORE Eventi, 24 ORE Cultura, 24 ORE System, 24 ORE Podcast, 24 ORE Salute e 24 ORE Factory. Ogni area è identificata da colori specifici, pensati per distinguere le singole attività e allo stesso tempo rafforzare l’idea di un sistema integrato. Il rebranding è accompagnato da un progetto di comunicazione interna ed esterna. Nella sede di Viale Sarca a Milano sono stati realizzati allestimenti visivi che raccontano il nuovo logo, l’ecosistema del gruppo e i valori condivisi, riassunti nel pay off “Presenti al futuro”. Il lancio è supportato anche da un videoracconto e da una campagna pianificata sui mezzi del gruppo, con una presenza dedicata sul quotidiano nel giorno della presentazione ufficiale. (In foto, Federico Silvestri e Fabio Tamburini)