La Repubblica, i 50 anni iniziano con la protesta del Cdr

La Repubblica protesta CdR

Il 14 gennaio 2026, davanti all’ex Mattatoio di Roma, i giornalisti di Repubblica hanno organizzato una protesta pubblica alla vigilia dell’apertura della mostra fotografica per i 50 anni del quotidiano. L’iniziativa è stata promossa dal Cdr, il Comitato di redazione, che ha esposto striscioni e fatto sentire il proprio dissenso durante un sit-in pacifico.

La manifestazione si è svolta mentre era atteso l’arrivo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per l’inaugurazione dell’evento dedicato all’anniversario del giornale fondato da Eugenio Scalfari. I giornalisti hanno mostrato cartelli con scritte come “La Repubblica siamo noi. Giornalismo, dignità, indipendenza” e “Elkann non è la tua festa”, accompagnando la protesta con fischietti e cori.

Il dissenso è rivolto a John Elkann, amministratore delegato di Exor, impegnato in una trattativa con il gruppo greco Antenna Group per la cessione degli asset editoriali del Gruppo Gedi. Secondo il Cdr, la presenza di Elkann alle celebrazioni non rappresenta il lavoro quotidiano della redazione.

Al sit-in ha partecipato anche una delegazione della Fnsi, con la segretaria generale Alessandra Costante, il segretario aggiunto Claudio Silvestri e Stefano Ferrante, segretario di Stampa Romana.

In un comunicato diffuso da Stampa Romana, il Cdr ha scritto: “La presenza di John Elkann oggi alla festa di Repubblica è un vergognoso schiaffo in faccia a Repubblica e alle sue lavoratrici e lavoratori. Siamo stati lasciati fuori dalla inaugurazione della mostra al mattatoio per i 50 anni dalla fondazione di Repubblica. Quindi chi vuole disfarsene è dentro a festeggiare, chi Repubblica la fa ogni giorno è fuori, alla stregua di fastidiosi disturbatori. Probabilmente per non infastidire un editore che non si è mai degnato di incontrare le rappresentanze sindacali nel pieno della vertenza per la cessione di Gedi. Ribadiamo ciò che abbiamo scritto nei nostri striscioni: la Repubblica siamo noi, Elkann non è la tua festa”.