Nel 2025, negli Stati Uniti, la Columbia Journalism Review e il Tow Center for Digital Journalism hanno pubblicato un progetto speciale dedicato a come potrebbe evolversi il giornalismo nel 2050, a venticinque anni di distanza, in un momento storico in cui le notizie cambiano forma, canale e pubblico. Il lavoro, sostenuto dalla Patrick J. McGovern Foundation, raccoglie interviste a dirigenti di redazione, giornalisti indipendenti, reporter internazionali ed esperti dei media, con l’obiettivo di descrivere scenari futuri basati su tendenze già osservabili oggi.
La ricerca parte da una constatazione: il pubblico, soprattutto quello più giovane, utilizza sempre meno giornali cartacei e televisione e sempre più piattaforme digitali, podcast, newsletter e sistemi di intelligenza artificiale. Secondo il progetto, ciò che potrebbe rimanere centrale è il tocco personale del giornalista: la capacità di dare priorità alle notizie, scegliere l’angolazione più adatta e spiegare i fatti in modo comprensibile.
Da qui nasce una serie di ipotesi su come potrebbero essere prodotte e consumate le notizie nel 2050.
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Le notizie potrebbero arrivare direttamente alla persona, senza passare da uno schermo tradizionale. Tra gli scenari considerati c’è l’uso di tecnologie integrate nel corpo, come chip o impianti neurali, capaci di trasmettere informazioni in tempo reale. In questo caso, l’accesso alle news diventerebbe continuo e immediato, modificando il concetto stesso di consultazione delle notizie.
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L’informazione potrebbe essere mediata da dispositivi visivi personali, come occhiali o strumenti simili. Le notizie sarebbero personalizzate in base agli interessi e alle preoccupazioni di ciascun individuo e potrebbero essere presentate da interfacce con caratteristiche umane, in grado di rispondere alle domande e spiegare i fatti con linguaggio semplificato.
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Gli schermi potrebbero diventare parte dell’ambiente, non solo oggetti fisici ma anche superfici virtuali. Secondo le ipotesi raccolte, alcune informazioni potrebbero apparire nello spazio, senza essere collegate a dispositivi visibili, rendendo le notizie sempre presenti nella vita quotidiana.
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I grandi marchi giornalistici internazionali potrebbero continuare a esistere grazie alla loro riconoscibilità e autorevolezza. Testate come New York Times, Washington Post e Financial Times vengono indicate come realtà capaci di adattarsi, soprattutto attraverso formati digitali e multimediali, mentre le edizioni cartacee potrebbero ridursi drasticamente.
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I network televisivi tradizionali potrebbero invece perdere centralità. In un ecosistema dominato da contenuti on demand e piattaforme digitali, alcune reti commerciali potrebbero non sopravvivere nella forma attuale, mentre sistemi pubblici come la BBC potrebbero mantenere un ruolo informativo rilevante.
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Le piattaforme social non sono considerate stabili nel lungo periodo. Anche reti oggi centrali, come X (già Twitter), vengono descritte come potenzialmente destinate a scomparire o a restare attive solo grazie al sostegno economico dei loro proprietari, mentre nuove piattaforme potrebbero emergere.
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Il rapporto tra giornalisti e pubblico potrebbe diventare diretto e personale. Nel 2050, secondo il progetto, la fiducia potrebbe contare più del marchio editoriale. In questo contesto crescerebbero newsletter individuali, canali personali e pubblicazioni iperspecializzate, seguite per la credibilità del singolo autore.
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Il giornalismo prodotto da esseri umani continuerebbe a esistere, nonostante l’uso crescente dell’intelligenza artificiale. Le interviste raccolte indicano che una parte del pubblico manifesta già oggi saturazione verso testi generati automaticamente, percepiti come ripetitivi o poco distintivi.
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Il giornalismo investigativo viene indicato come una funzione destinata a sopravvivere. Le inchieste, basate su verifica delle fonti, tempo e competenze, resterebbero difficili da automatizzare e continuerebbero a svolgere un ruolo centrale nel controllo del potere.
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I media locali potrebbero conoscere una nuova valorizzazione. Testate gestite da lavoratori, organizzazioni no profit o enti locali vengono considerate potenzialmente più vicine alle comunità e capaci di rispondere a bisogni informativi concreti.
(Foto di copertina creata con AI)