Del Vecchio acquisisce il 30% de Il Giornale e tratta su QN

Leonardo del Vecchio

Leonardo Maria Del Vecchio ha acquisito il 30% de Il Giornale tramite il family office LMDV Capital: l’operazione riguarda Milano, è stata ufficializzata oggi, coinvolge l’editore del quotidiano e rientra in una strategia di investimento nel settore dei media, mentre sono in corso trattative per il controllo del gruppo QN. LMDV Capital è entrata nel capitale de Il Giornale, quotidiano fondato nel 1974 da Indro Montanelli e oggi controllato al 70% dalla famiglia Angelucci attraverso la Finanziaria Tosinvest. L’acquisizione riguarda il 30% delle quote e segna l’ingresso diretto di Leonardo Maria Del Vecchio nel quotidiano. Secondo quanto ricostruito, una parte delle quote sarebbe stata ceduta dagli Angelucci, mentre la quota principale sarebbe stata venduta da Paolo Berlusconi, che ha ridotto la propria partecipazione dal 30% al 5%, mantenendo una presenza simbolica nella società editrice. L’operazione si inserisce in un progetto più ampio nel settore dell’informazione. In una nota, LMDV Capital spiega che l’investimento fa parte di un percorso avviato nei media e che si affianca a un’esclusiva per l’acquisizione della maggioranza di un gruppo editoriale italiano con quotidiani e piattaforme digitali nazionali e locali. Secondo fonti finanziarie, il gruppo coinvolto è QN, editore de Il Giorno, La Nazione e Il Resto del Carlino, controllato dalla famiglia Riffeser Monti. La società capogruppo Monrif è uscita dalla Borsa l’8 maggio, dopo il superamento del 90% del capitale in seguito a un’offerta pubblica di acquisto. Le due iniziative, spiega ancora la nota, delineano il primo perimetro di un polo editoriale italiano che Del Vecchio intende sviluppare come base di un futuro piano industriale nei media. Nei mesi scorsi l’imprenditore ha anche presentato un’offerta da 140 milioni di euro per l’acquisizione di Gedi, proposta respinta dall’azionista John Elkann, impegnato in una trattativa in esclusiva con Antenna Group. “In una fase di profondo riassetto del settore, LMDV Capital conferma la volontà di investire nel lungo periodo sull’informazione italiana mettendo a disposizione capitale, competenze manageriali e know-how sulla trasformazione digitale”, si legge nella nota. Il progetto prevede una piattaforma editoriale integrata basata sulla valorizzazione dei brand storici, sullo sviluppo digitale di siti, app, podcast, video e modelli di abbonamento, e sull’uso responsabile di dati e intelligenza artificiale a supporto del lavoro delle redazioni. “Questo investimento, al fianco della famiglia Angelucci, rappresenta un passo concreto nel percorso che ho delineato nei mesi scorsi: rafforzare l’editoria italiana con capitale italiano, paziente e industriale”, ha dichiarato Leonardo Maria Del Vecchio. “Non possiamo accettare che il futuro dell’informazione venga deciso esclusivamente dagli algoritmi o da piattaforme che non investono nel lavoro giornalistico”. Negli ultimi mesi Il Giornale ha registrato anche cambiamenti nella struttura editoriale: da poche settimane il direttore responsabile è Tommaso Cerno, con Osvaldo De Paolini nel ruolo di condirettore, mentre la direzione editoriale resta affidata a Vittorio Feltri.

WhatsApp Business, stop Antitrust a Meta per rischio posizione dominante

Whatsapp

L’Antitrust ha ordinato a Meta la sospensione immediata delle nuove regole di WhatsApp Business, introdotte il 15 ottobre 2025 e destinate a entrare pienamente in vigore entro il 15 gennaio 2026. La decisione riguarda il mercato italiano, coinvolge le aziende che utilizzano WhatsApp per comunicare con i clienti e nasce dal sospetto di un abuso di posizione dominante nel settore dei chatbot AI, in violazione dell’articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, le nuove condizioni contrattuali avrebbero potuto limitare l’accesso a WhatsApp Business ai chatbot basati su intelligenza artificiale sviluppati da imprese diverse da Meta AI. In questo modo, alcune aziende concorrenti rischiavano di non poter più offrire i propri servizi sulla piattaforma. L’Antitrust ha spiegato che una simile esclusione avrebbe potuto ridurre la concorrenza nel mercato dei chatbot AI, limitando le possibilità di scelta per le imprese che usano WhatsApp Business e rallentando lo sviluppo tecnologico del settore. Per l’Autorità, il rischio era che una sola azienda potesse controllare l’accesso a uno strumento considerato centrale per la comunicazione tra imprese e clienti. Il procedimento è stato avviato a luglio 2025 e ampliato il 25 novembre. Dopo aver analizzato la documentazione presentata e ascoltato le parti coinvolte, l’Antitrust ha deciso di adottare una misura cautelare, prevista dalla legge, per intervenire prima della conclusione dell’istruttoria. Secondo l’Autorità, attendere avrebbe potuto causare un danno grave e difficilmente reversibile al mercato. Con il provvedimento, l’Antitrust ha ordinato a Meta di sospendere l’applicazione delle nuove regole contestate, garantendo che WhatsApp Business resti accessibile anche ai chatbot AI sviluppati da aziende concorrenti. L’obiettivo è preservare la concorrenza e impedire che il mercato venga chiuso durante l’indagine. L’Autorità italiana ha inoltre avviato un coordinamento con la Commissione europea, considerata la dimensione sovranazionale delle attività di Meta e l’impatto potenziale della vicenda sul mercato digitale europeo. Meta ha replicato definendo la decisione “infondata” e annunciando un ricorso. Un portavoce ha dichiarato che l’integrazione dei chatbot AI sulle Business API di WhatsApp avrebbe messo sotto pressione sistemi non progettati per questo tipo di utilizzo. Secondo la società, l’Antitrust partirebbe da un presupposto errato, trattando WhatsApp come un app store. Meta ha inoltre affermato che i principali canali di accesso al mercato per le aziende di intelligenza artificiale restano gli app store, i siti web e le partnership commerciali, non WhatsApp Business.

Gruppo Corriere nomina Federico Ricci amministratore

Gruppo Corriere_Federico Ricci

Federico Ricci entra nel Gruppo Cepu per supportare la finanza di gruppo e, dal 1° febbraio 2026, assumerà anche l’incarico di amministratore unico del Gruppo Corriere. Federico Ricci ha 48 anni ed è un manager di origini umbre con oltre venti anni di esperienza in aziende attive in diversi settori, tra cui Information Technology, industria di marca, banche, farmaceutico e infrastrutture. In Umbria è noto per aver contribuito al rilancio delle Farmacie comunali di Perugia e per il salvataggio, risanamento e rilancio della catena di Terni. In passato ha anche ricoperto per cinque anni il ruolo di capo di gabinetto della presidenza della Regione Umbria, seguendo i dossier più delicati del governo regionale e delle aziende partecipate. Durante la presentazione, la proprietà ha ringraziato l’attuale amministratore unico del Gruppo Corriere, Marco Corridori, per il lavoro “svolto con successo fino ad oggi”, definendo la sua attività un’opera di “gestione” che “ha contribuito al risanamento e al rilancio del Gruppo Corriere in soli tre anni”. Marco Corridori continuerà comunque la propria attività all’interno del Gruppo Cepu, mantenendo la guida dell’Accademia del Volo in qualità di accountable manager e di Aergrifo srl come amministratore unico. Le testate giornalistiche del Gruppo Corriere, dirette dal 1° gennaio 2023 da Sergio Casagrande, comprendono i quotidiani Corriere dell’Umbria, Corriere di Arezzo, Corriere di Siena e Corriere di Maremma, insieme ai siti internet di informazione, a Radio Corriere dell’Umbria, a supplementi mensili e a diverse collane di e-book. Fanno inoltre capo al Gruppo Corriere l’agenzia di raccolta pubblicitaria omonima e Corriere Formazione – Corriere Academy, che offre anche un master di giornalismo locale. Nel suo percorso professionale più recente, Federico Ricci ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato di Antognolla spa, società il cui percorso si è concluso con la valorizzazione dell’asset, oggi di proprietà del gruppo immobiliare emiratino EMAAR, fondato da Mohamed Alabbar.