L’editore del gruppo di Lord Rothermere comunica di aver firmato nel Regno Unito un accordo con il fondo americano RedBird per acquistare il Telegraph, definendo il prezzo, i protagonisti, le ragioni dell’operazione e il possibile impatto sul settore dei media. Il Daily Mail General Trust (DMGT) spiega in una nota: “Dmgt ha firmato un accordo con Redbird IMI per l’acquisizione di Telegraph Media Group per 500 milioni di sterline”, sottolineando l’obiettivo di definire l’intesa “rapidamente”. Secondo l’editore, questa operazione darebbe “la fiducia” di cui i dipendenti del quotidiano “hanno bisogno”, offrendo una prospettiva di “prosperità sostenibile sulla scena mondiale”.
L’operazione dovrà essere esaminata dalle autorità Antitrust, che potranno richiedere la cessione di alcuni asset prima dell’autorizzazione finale. Il gruppo DMGT, proprietario anche dei quotidiani Daily Mail e Metro, aveva mostrato interesse per il Telegraph con l’idea di avvicinare due grandi testate rivolte a un pubblico conservatore. L’eventuale creazione di un nuovo polo mediatico potrebbe ridisegnare gli equilibri nel panorama dell’informazione del Regno Unito, in un contesto politico in cui crescono partiti e movimenti che stanno modificando la distribuzione del consenso elettorale.
Il processo di vendita del Telegraph è stato caratterizzato da numerosi passaggi. Il fondo guidato da Gerry Cardinale aveva scelto di non proseguire nella propria offerta, riaprendo il dossier. Il quotidiano, di proprietà della famiglia Barclay dal 2004, era stato messo in vendita dalla banca Lloyds per coprire debiti particolarmente elevati. Successivamente, la joint venture RedBird IMI, sostenuta anche da un fondo con sede ad Abu Dhabi, aveva già raggiunto un accordo con i Barclay e ripagato il debito, ottenendo un’opzione per assumere il controllo della testata.
La prospettiva che un gruppo legato a uno stato straniero potesse guidare uno dei giornali più influenti del paese aveva sollevato l’interesse delle istituzioni, che avevano scelto di intervenire con una normativa volta a limitare l’ingresso diretto di soggetti statali esteri nel settore dei media britannici.