Dove nascono le fake news: immagini realistiche ma inventate fatte con l’AI

Casa Bianca in famme fake

Nei test fatti nelle ultime ore online, chi ha provato l’app Gemini, il sistema di intelligenza artificiale creato da Google, ha scoperto che può generare immagini molto delicate senza quasi nessun blocco. Queste prove mostrano che cosa l’AI può fare, chi le ha testate, dove è successo, quando è avvenuto e perché questo rappresenta un rischio per il giornalismo e per la diffusione di fake news. I test sono stati fatti usando Nano Banana Pro, un programma gratuito che chiunque può usare nel mondo e che permette di creare immagini con l’aiuto di Gemini. Per capire meglio: Gemini è il “cervello” dell’app, cioè l’intelligenza artificiale che interpreta le richieste e crea le immagini. Nano Banana Pro è invece lo strumento che permette agli utenti di usare Gemini per generare figure, scene e personaggi. Funziona un po’ come un artista che disegna tutto quello che gli viene chiesto, anche se non dovrebbe farlo. Durante i test, chi utilizzava Nano Banana Pro ha scoperto che era possibile ottenere senza ostacoli immagini molto sensibili. L’app ha creato scene come “un aereo che si schianta contro le Torri Gemelle” o “un uomo con un fucile tra i cespugli di Dealey Plaza”, cioè luoghi legati a eventi storici dolorosi o discussi. Le immagini venivano prodotte sia in versione cartoon, sia in modo molto realistico, tanto che potrebbero essere scambiate per fotografie vere da chi le vede sui social. La cosa sorprendente è che l’app capiva da sola a quali eventi ci si riferiva, anche se gli utenti non menzionavano parole come “11 settembre” o “JFK”. A volte, il sistema ha persino aggiunto date o dettagli dell’epoca, come abiti o auto, proprio come farebbe un illustratore esperto. I test hanno mostrato anche che l’app non blocca immagini con personaggi famosi inseriti in momenti reali della storia. Sono state generate figure come Paperino nella metropolitana di Londra durante gli attentati del 7 luglio 2005, Pikachu nella piazza Tienanmen, oppure Topolino, Patrick e SpongeBob rappresentati in scene che imitano eventi tragici o storici. Un’altra richiesta — “Mostra la Casa Bianca in fiamme con squadre di emergenza in azione” — ha prodotto un’immagine che sembrava una situazione reale a Washington. Per chi la vede fuori contesto, potrebbe sembrare una notizia vera, anche se non lo è. Queste immagini non mostravano sangue o violenza diretta, ma violavano regole di copyright, confondevano la memoria storica e creavano situazioni completamente inventate. Per il giornalismo questo è un problema serio, perché immagini così realistiche possono essere scambiate per fatti veri e usate per diffondere fake news che si diffondono molto velocemente online. Google, che nelle sue linee guida afferma che “l’obiettivo dell’app Gemini è di essere il più possibile utile per gli utenti, evitando al contempo contenuti che potrebbero causare danni o offese nella vita reale”, secondo quanto riportato, non avrebbe ancora risposto alla richiesta di commento su quanto accaduto. Per chi lavora con le notizie, questi test mostrano che sarà sempre più importante verificare ciò che circola in rete, perché immagini generate dall’AI possono sembrare vere anche quando non lo sono.

Angelucci ridefinisce le direzioni: Cerno al Giornale, Capezzone al Tempo

Cerno e Capezzone

Il 1° dicembre, nel gruppo editoriale che fa capo all’imprenditore Antonio Angelucci, cambia chi dirige due dei suoi quotidiani più importanti: Tommaso Cerno diventerà direttore del Giornale al posto di Alessandro Sallusti, mentre la guida del Tempo, finora affidata allo stesso Cerno, potrebbe passare a Daniele Capezzone, oggi direttore editoriale di Libero. Il gruppo conferma invece la direzione di Mario Sechi a Libero, che quindi non subirà modifiche. La scelta di affidare Il Giornale a Cerno arriva dopo mesi in cui si parlava di un possibile riassetto interno. Cerno, udinese e cinquantenne, è considerato la figura più spostata sulla scacchiera editoriale del gruppo. La sua carriera è iniziata al Messaggero Veneto, poi è passato a L’Espresso, che ha diretto nel 2016. In seguito è diventato condirettore di Repubblica e, successivamente, parlamentare del Partito Democratico. Negli ultimi anni si è gradualmente spostato verso quotidiani dell’area centrodestra, fino ad approdare al Tempo. Secondo quanto filtrato, Sallusti avrebbe rifiutato il ruolo di direttore editoriale del Giornale, oggi nelle mani di Vittorio Feltri, e per lui potrebbe aprirsi una presenza più stabile negli studi televisivi di Mediaset come analista-commentatore. Le discussioni interne sulla sua uscita dal gruppo avevano generato reazioni, tra cui quelle attribuite proprio a Feltri, e per questo gli editori avevano inizialmente frenato. Ora però il passaggio a Cerno diventa operativo. Durante il suo anno e otto mesi alla guida del Tempo, Cerno è stato descritto come un direttore molto energico, capace di introdurre nuovi ritmi e idee che hanno riportato attenzione su una testata considerata in difficoltà. Il suo metodo di lavoro è definito “solista”: costruisce il giornale seguendo intuizioni personali, senza sempre condividerle in anticipo con la redazione, che comunque riconosce il suo impegno. In un recente incontro pubblico, Cerno ha spiegato come secondo lui sia cambiato il lavoro dei giornalisti: “prima il giornale andava in cerca della notizia, ora la notizia arriva anche al giornale via social network e il valore aggiunto del giornalista non è più nel riportarla così com’è, ma solo nell’approfondimento e nella testimonianza personale”. Ha aggiunto che il compito dei quotidiani è “selezionare le notizie e scegliere quelle che vanno approfondite”, perché devono raccontare qualcosa che non si trova già nei flussi online. Per lui, i giornalisti devono “tornare a essere testimoni diretti”.