Il New York Times vuole accedere alle conversazioni di ChatGPT per cercare chi aggira il paywall

NYTimes paper

Il New York Times ha chiesto in tribunale di ottenere fino a 20 milioni di conversazioni degli utenti di ChatGPT, chiedendo a OpenAI di consegnare messaggi che vanno da storie personali a domande mediche, da dubbi finanziari a contenuti condivisi pensando che restassero privati. Secondo gli avvocati del Times, questi dati servirebbero a cercare esempi di persone che avrebbero usato l’intelligenza artificiale per aggirare il paywall del quotidiano. La richiesta arriva nell’ambito della causa avviata dal giornale contro OpenAI negli Stati Uniti. OpenAI ha spiegato di aver proposto una ricerca limitata alle chat contenenti materiale riconducibile al Times, così da evitare che venissero visionate conversazioni non collegate al caso. Il quotidiano ha rifiutato l’idea e, in precedenza, aveva chiesto ai giudici di impedire agli utenti di cancellare le proprie chat. Aveva anche tentato di ottenere oltre un miliardo di conversazioni, una richiesta respinta dai tribunali. Oggi la disputa prosegue, e riguarda il modo in cui vengono trattati i dati personali quando l’IA è coinvolta in un procedimento legale. OpenAI afferma che la richiesta attuale coinvolgerebbe conversazioni molto delicate e sostiene che “questa richiesta ignora le consolidate tutele della privacy”, ricordando che gli utenti affidano alla piattaforma una grande quantità di informazioni sensibili. L’azienda riferisce che ogni settimana 800 milioni di persone usano ChatGPT per attività quotidiane, studio, creatività e gestione di elementi personali. Il responsabile della sicurezza informatica, Dane Stuckey, dichiara che “le conversazioni private sono tue e non dovrebbero diventare una garanzia in una controversia sull’accesso ai contenuti online”. Secondo quanto comunicato da OpenAI, il campione delle 20 milioni di chat richieste è stato selezionato casualmente tra dicembre 2022 e novembre 2024. L’azienda sostiene che questi dati sarebbero accessibili solo a un ristretto gruppo di legali e tecnici del Times, e che intende insistere affinché eventuale visione avvenga in un ambiente protetto, dopo procedure di anonimizzazione per rimuovere informazioni personali, password e altri elementi sensibili. OpenAI ricorda che la richiesta iniziale del Times era molto più ampia e sottolinea di aver già ottenuto che venisse respinta. L’azienda afferma inoltre che sta accelerando lo sviluppo di funzioni di sicurezza avanzata, incluse tecnologie di crittografia lato client che, una volta operative, dovrebbero rendere inaccessibili le conversazioni persino ai propri sistemi. Al momento, i dati coperti dall’ordinanza giudiziaria sono conservati in un archivio separato e protetto, accessibile solo per adempiere agli obblighi legali. Il Times sostiene che la propria richiesta sia necessaria per sostenere le accuse nella causa in corso e richiama un precedente relativo a un’altra azienda di IA che avrebbe accettato di consegnare chat degli utenti in un caso non collegato. OpenAI dichiara di non considerare questo precedente rilevante e di voler continuare a opporsi. L’esito del procedimento potrebbe incidere sul livello di privacy associato alle conversazioni con strumenti di IA e potrebbe influenzare il modo in cui aziende tecnologiche e tribunali tratteranno in futuro dati generati dagli utenti. L’azienda ribadisce di voler proteggere la riservatezza delle conversazioni e afferma che aggiornerà gli utenti su qualunque sviluppo rilevante dell’ordinanza. La questione resta aperta e coinvolge temi come sicurezza, tutela dei dati e responsabilità nell’uso dell’intelligenza artificiale, mentre tribunali e aziende cercano di stabilire nuovi equilibri in un settore in rapida evoluzione.

Il Telegraph cerca nuovo acquirente: salta l’operazione da 500 milioni di sterline con RedBird Capital

The Daily Telegraph

Il fondo americano RedBird Capital ha comunicato di aver rinunciato all’acquisizione del Telegraph Media Group, interrompendo l’operazione da 500 milioni di sterline annunciata a maggio e lasciando incerto il futuro del quotidiano britannico The Telegraph. A confermarlo è stato un portavoce del fondo, che ha dichiarato: “RedBird ha ritirato oggi la sua offerta d’acquisto di Telegraph Media Group”, senza aggiungere motivazioni. La decisione arriva dopo mesi di trattative e dopo un percorso complesso, iniziato quando il gruppo editoriale era stato messo in vendita. La testata, considerata un punto di riferimento per il mondo conservatore del Regno Unito, era già al centro dell’attenzione per le discussioni interne ai vertici della BBC, che avevano contribuito a riportare l’editore in primo piano nel dibattito mediatico. La scalata del fondo guidato da Gerry Cardinale non era stata semplice. Un primo tentativo, presentato l’anno scorso insieme al fondo emiratino IMI, era stato bloccato dal governo conservatore dell’allora premier Rishi Sunak, preoccupato per l’indipendenza dei media britannici e per la possibilità di influenze estere. Di fronte a questi ostacoli RedBird aveva ripresentato l’offerta a maggio come unico azionista di controllo, sostenuta dall’alleggerimento delle regole sulle interferenze straniere introdotte dal governo laburista di Keir Starmer. Nonostante il via libera preliminare, l’accordo non è arrivato alla firma. Anche questa seconda offerta era stata criticata. Nove organizzazioni per i diritti umani e la libertà di espressione, tra cui Index on Censorship, Reporters sans Frontières e Article 19, avevano chiesto alla ministra della Cultura e dei Media Lisa Nandy di intervenire, indicando come rischio i presunti legami con la Cina del presidente di RedBird, John Thornton. Le associazioni avevano sollecitato l’attenzione dell’autorità britannica per la concorrenza CMA e di Ofcom, l’ente che vigila sui media, chiedendo verifiche sull’impatto dell’operazione. La ministra Nandy avrebbe dovuto pronunciarsi a breve sull’eventuale necessità di coinvolgere gli organismi di vigilanza, ma il ritiro di RedBird ha fermato il processo prima di una decisione formale. Dopo l’annuncio, il direttore del Telegraph, Chris Evans, ha inviato un messaggio allo staff del quotidiano. Nel testo ha spiegato: “Da un lato, non è un segreto che io, tutti i caporedattori e molti dei nostri giornalisti nutrissimo delle perplessità su questa offerta. Dall’altro lato, è anche ovvio che questo processo si è protratto per troppo tempo”. Ha poi aggiunto: “Il Telegraph merita proprietari che abbiano a cuore il giornalismo e che siano disposti a investire. Faremo del nostro meglio per garantire che questo processo si concluda il prima possibile, con un acquirente che condivida la nostra passione e la nostra ambizione per il Telegraph”.

ChatGPT inserito per errore in un pezzo del quotidiano Dawn

Dawn ChatGPT

Ci risiamo. Per la seconda volta in pochi giorni, un contenuto generato da intelligenza artificiale finisce al centro di discussioni pubbliche. Sulla scia di quanto successo a La Provincia, un nuovo episodio ha coinvolto il principale quotidiano in lingua inglese del Pakistan, Dawn, diventato oggetto di grande attenzione il 12 novembre quando i lettori hanno scoperto una frase attribuita a ChatGPT all’interno di un articolo firmato dal giornalista Aamir Shafaat Khan. Il quotidiano, fondato nel 1941 da Muhammad Ali Jinnah, aveva pubblicato un pezzo dedicato all’andamento delle vendite di auto. Tutto sembrava rientrare nelle informazioni economiche riportate dal giornale, fino a quando gli utenti non hanno notato, nel paragrafo finale, una frase fuori contesto. Il testo diceva: “Se vuoi, posso anche creare una versione ancora più accattivante in stile ‘prima pagina’, con statistiche incisive su una sola riga e un layout audace e pronto per l’infografica, perfetto per il massimo impatto sul lettore. Vuoi che faccia anche questo?”. La frase appariva come un passaggio scambiato per errore con un messaggio di editing dell’IA. Una volta scoperta la presenza del testo automatico, l’errore è stato condiviso rapidamente sui social. Molti utenti hanno iniziato a commentare, facendo riferimento al fatto che il messaggio sembrava parte di un processo interno non destinato alla pubblicazione e paragonandolo a un “errore da principianti”. Su Reddit, un lettore pakistano ha scritto: “Mentre leggevo il quotidiano Dawn del 12 novembre, mercoledì, mi sono imbattuto in un articolo in cui ho scoperto l’uso di ChatGPT. È imbarazzante per la carta stampata e, in particolare, per un giornale come DAWN, che gode di un’eccellente reputazione”. Su Instagram, un altro utente ha commentato: “Giornale pakistano sorpreso a usare ChatGPT. Da bambino degli anni ’90, credo che ogni riga del giornale pakistano in inglese sia generata dall’intelligenza artificiale, tranne ‘I ragazzi hanno giocato bene’”. Quando l’ondata di reazioni è arrivata alla direzione del giornale, il quotidiano ha aggiornato immediatamente la versione digitale del pezzo. Nella nota dell’editore ora visibile online si legge che il rapporto “è stato originariamente modificato utilizzando l’intelligenza artificiale, il che viola la nostra attuale politica sull’intelligenza artificiale”, aggiungendo che “il testo generato dall’IA durante il processo di editing è stato eliminato nella versione digitale”. La nota precisa anche che è stata avviata un’indagine interna e che la redazione esprime “rammarico” per la “violazione della politica aziendale in materia di intelligenza artificiale”. Sui social, le reazioni sono proseguite. Alcuni utenti hanno scritto che l’episodio avrebbe mostrato una contraddizione tra le regole dichiarate e i contenuti pubblicati. Sulla piattaforma X, un commento diceva: “ChatGPT ha iniziato a creare giornali. È stato persino scoperto per errore”. Un altro post affermava: “Immaginate di fare la predica agli altri sull’’etica nei media’ mentre pubblicate voi stessi articoli generati dall’intelligenza artificiale”. Diversi utenti hanno osservato come il caso alimenti un dibattito in corso sul ruolo degli strumenti automatici nelle redazioni. Anche su LinkedIn sono stati condivisi messaggi riguardo alle difficoltà delle organizzazioni editoriali nell’adattarsi all’IA, con alcuni professionisti che hanno ricordato l’importanza del controllo delle fonti e del lavoro umano. Un giornalista pakistano ha definito l’incidente “la rovina del giornalismo”, mentre altri lettori hanno parlato dell’episodio come di un esempio della sfida tra procedure tradizionali e nuovi strumenti digitali.