L’amministrazione Trump ha introdotto una nuova restrizione per i giornalisti della Casa Bianca, limitando l’accesso all’area conosciuta come Upper Press, una zona dell’Ala Ovest dove lavorano i principali portavoce del governo. La decisione, comunicata attraverso un memorandum ufficiale, impedisce ai cronisti di entrare liberamente negli uffici senza un appuntamento, interrompendo una prassi seguita da decenni da giornalisti di entrambe le parti politiche.
Il documento diffuso dalla Casa Bianca spiega che la misura nasce da preoccupazioni di sicurezza riguardanti la presenza di materiale sensibile legato al Consiglio di Sicurezza Nazionale, ora gestito direttamente dal personale dell’ufficio stampa. Nel testo si legge: “Questa politica garantirà il rispetto delle migliori pratiche relative all’accesso a materiale sensibile”. La nota precisa che l’area è “adiacente allo Studio Ovale”, anche se in realtà si trova a qualche stanza di distanza.
La nuova regola limita così la possibilità dei reporter di porre domande dirette ai funzionari o di ottenere informazioni in tempo reale. Ai giornalisti resta accessibile soltanto il cosiddetto Lower Press, uno spazio più piccolo dove lavorano assistenti stampa di livello inferiore.
La White House Correspondents’ Association (WHCA), l’associazione che riunisce i giornalisti accreditati alla Casa Bianca, ha espresso una ferma opposizione alla misura. In un comunicato ufficiale, la presidente Weijia Jiang della CBS News ha dichiarato che “le nuove restrizioni ostacolano la capacità della stampa di interrogare i funzionari, garantire la trasparenza e chiedere conto al governo, a scapito del pubblico americano”.
In risposta, il direttore delle comunicazioni del presidente, Steven Cheung, ha spiegato sui social che “alcuni giornalisti sono stati sorpresi a registrare segretamente video, audio e foto di informazioni sensibili, senza autorizzazione”. La Casa Bianca, dunque, sostiene che la misura sia un provvedimento di sicurezza, non una limitazione alla libertà di stampa.
La decisione si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra l’amministrazione Trump e i media, già acuitosi negli ultimi mesi. Il presidente ha spesso accusato la stampa tradizionale di parzialità, arrivando a minacciare la revoca di licenze di trasmissione e a citare in giudizio alcune organizzazioni giornalistiche.
Già in passato, altre istituzioni governative avevano introdotto restrizioni simili. A ottobre, decine di cronisti che seguono il Pentagono avevano rinunciato ai loro pass stampa per protesta contro nuove regole che limitavano la possibilità di richiedere informazioni ai funzionari del Dipartimento della Difesa.
Anche all’interno della Casa Bianca, i giornalisti hanno notato cambiamenti progressivi. Da inizio anno, i collaboratori di Trump hanno iniziato a selezionare con maggiore attenzione quali testate possono partecipare al pool stampa giornaliero, e hanno eliminato uno spazio riservato ad agenzie storiche come l’Associated Press.
Il nuovo provvedimento segna quindi la fine di una tradizione durata decenni. Il corridoio dell’Upper Press, spesso affollato di cronisti provenienti da redazioni più piccole, era considerato un simbolo di accessibilità e trasparenza. Ora, quell’accesso è possibile solo su appuntamento, riportando alla mente un episodio simile del 1993, quando l’amministrazione Clinton introdusse una regola analoga poi revocata dopo le proteste.
Nel 2017, al suo primo mandato, Donald Trump aveva già ridotto le conferenze stampa quotidiane e revocato temporaneamente le credenziali al giornalista della CNN Jim Acosta. Allora, come oggi, la Casa Bianca aveva giustificato la scelta con motivi organizzativi.
Secondo alcuni assistenti presidenziali, la nuova politica punta a offrire maggiore spazio ai media emergenti, come podcast, piattaforme digitali e servizi di streaming, ampliando la rappresentanza mediatica oltre le testate tradizionali. Allo stesso tempo, gli stessi collaboratori difendono il presidente, definendolo “il più trasparente e accessibile nella storia americana”, grazie alle sue frequenti sessioni improvvisate di domande e risposte con i cronisti.
(In foto, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt)