AI, cioè Assenza di Intelligenza (umana): ChatGPT firma un articolo a La Provincia

La Provincia errore ChatGPT

Il problema non è ChatGPT. Il problema è un giornalismo che si è spento da solo. Redazioni allo stremo, controlli saltati, tempo zero e salari da fame. I giornalisti spremuti come limoni devono sfornare pezzi in serie, come bulloni in una fabbrica di parole. E quando serve chiudere entro le 19, l’intelligenza artificiale diventa la scorciatoia perfetta. Finché non esplode in faccia. È successo a La Provincia: un articolo di cronaca sui traffici di droga a Civitavecchia è finito con una frase che non lascia scampo.  “Vuoi che lo trasformi in un articolo da pubblicare su un quotidiano (con titolo, occhiello e impaginazione giornalistica) o in una versione più narrativa da magazine d’inchiesta?” Chiunque abbia mai aperto ChatGPT l’ha riconosciuta subito. Non serviva un’inchiesta: bastava leggere. Eppure nessuno lo ha fatto. Il testo è andato in stampa così, con dentro un pezzo di conversazione tra giornalista e chatbot. Non un refuso, ma una firma involontaria dell’epoca che stiamo vivendo. A segnalare la svista è stato News9, che ha diffuso la foto sui social. Da lì il caso è diventato virale: risate, ironie, meme, e il solito dibattito sull’AI che “minaccia il giornalismo”. Ma la verità è un’altra: il giornalismo si sta distruggendo da solo, e l’intelligenza artificiale sta solo tenendo lo specchio. C’è poi un piccolo paradosso: lo stesso News9 che denuncia l’uso dell’AI pubblica sul proprio profilo Instagram immagini evidentemente generate da software come Midjourney o Firefly. Segno dei tempi: tutti accusano la macchina, nessuno rinuncia a usarla. È ipocrisia 2.0. E se le parole possono inciampare, le immagini mentono ancora meglio. Un’illustrazione ben fatta può falsare la realtà più di un titolo, come si è visto con alcune ricostruzioni grafiche sulla Global Sumud Flotilla intercettata da Israele. Ma anche questo passa in secondo piano, travolto dalla fretta del prossimo post. In tanti hanno riso dell’errore di La Provincia. Pochi hanno guardato oltre. Perché il punto non è la gaffe, ma il sistema che la rende possibile: redazioni ridotte all’osso, caporedattori che devono chiudere venti pagine con quattro persone e nessuno che abbia il tempo di leggere fino in fondo un pezzo prima di mandarlo in stampa. ChatGPT non ha rovinato il giornalismo: lo ha solo smascherato. Ha mostrato quanto sia fragile, improvvisato, in balia della fretta. E quanto serva disperatamente una cosa che non si può automatizzare: la responsabilità. Perché senza un cervello umano che controlla, corregge, decide, anche il miglior strumento diventa un’arma contro chi lo usa. La macchina non è il problema. Il problema è che, in redazione, non c’è più nessuno a tenerla d’occhio. E se continuiamo così, tra poco non ci sarà più neppure nessuno a scrivere.