Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avviato una causa per diffamazione e calunnia contro il New York Times, quattro giornalisti della testata e la casa editrice Penguin Random House, chiedendo un risarcimento di 15 miliardi di dollari. L’azione legale è stata depositata in Florida e riguarda alcuni articoli pubblicati dal quotidiano americano e il libro Lucky Loser, scritto da due giornalisti del Times e pubblicato dall’editore internazionale.
Trump ha reso pubblica la decisione con un post sul social Truth Social, in cui ha dichiarato: “Il loro sostegno a Kamala Harris è stato addirittura messo in primo piano sulla prima pagina del New York Times, cosa mai vista prima! Il Times ha mentito per decenni sul vostro presidente preferito (IO!), sulla mia famiglia, sui miei affari, sul movimento America First, sul MAGA e sulla nostra nazione nel suo complesso”. Ha aggiunto inoltre che la causa “è stata intentata nel grande Stato della Florida” e ha concluso il messaggio con lo slogan “Rendete di nuovo grande l’America!”.
Secondo la denuncia, i contenuti oggetto della causa farebbero parte di una strategia editoriale volta a danneggiare intenzionalmente l’immagine dell’attuale presidente. Nel documento depositato in tribunale, il New York Times viene descritto come “un vero e proprio portavoce del Partito Democratico“.
I giornalisti citati sono Susanne Craig e Russ Buettner, vincitori del premio Pulitzer nel 2019 per un’inchiesta sulle finanze di Trump, e autori del libro Lucky Loser, in cui raccontano presunti errori nella gestione della ricchezza ereditata dal padre. Nella causa compaiono anche Peter Baker, corrispondente dalla Casa Bianca, e Michael S. Schmidt, che si è occupato di numerose indagini giudiziarie sul presidente e vincitore di due Pulitzer nel 2018.
Il New York Times non ha ancora commentato ufficialmente la vicenda. La casa editrice Penguin Random House, che ha pubblicato Lucky Loser, è anch’essa parte del procedimento.
Non si tratta della prima azione legale intentata da Trump contro i media. Nel luglio scorso aveva denunciato per diffamazione anche il Wall Street Journal, due suoi giornalisti e le società editrici del quotidiano, tra cui la Dow Jones e la News Corp del magnate Rupert Murdoch. In quel caso, il presidente aveva chiesto almeno 10 miliardi di dollari di risarcimento per un articolo riguardante un messaggio che avrebbe scritto a Jeffrey Epstein nel 2003.