Durante il vertice di Washington sulla situazione in Ucraina, al quale hanno partecipato il presidente statunitense Donald Trump, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i principali leader europei, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata protagonista di un fuorionda che sta facendo discutere. Seduta al tavolo con gli altri capi di Stato, la premier si è rivolta a Trump dicendo: “Io non voglio mai parlare con la stampa italiana”. La frase, catturata dalle telecamere e rilanciata sui social, ha generato un ampio dibattito politico e istituzionale.
Il fuori onda si è verificato mentre il presidente finlandese Alexander Stubb commentava con sorpresa l’apertura di Trump alle domande dei giornalisti presenti. La premier ha sorriso e ha aggiunto: “A lui piace, gli piace sempre”, riferendosi alla disponibilità del presidente statunitense a rispondere alla stampa. Poco dopo, durante la conferenza successiva, Trump ha chiesto: “Ragazzi, volete prendere qualche domanda?”, ma Meloni, a bassa voce, ha replicato: “Penso sia meglio di no, siamo troppi e andremmo troppo lunghi”.
Il video del momento è stato diffuso attraverso i canali istituzionali e poi rilanciato da diverse testate, alimentando reazioni immediate. La Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi), attraverso la sua segretaria generale Alessandra Costante, ha dichiarato: “Che la presidente del Consiglio non ami i giornalisti e le domande della stampa è cosa nota”. Costante ha ricordato che negli anni la premier ha sostituito le tradizionali conferenze stampa con “lunghi monologhi online, senza contraddittorio, senza domande”, definendo la situazione “propaganda, non informazione”.
Dure anche le reazioni dell’opposizione. La senatrice di Italia Viva Silvia Fregolent ha affermato: “Il fuori onda con Trump è chiarissimo: Meloni non regge il confronto con le domande, cioè con la democrazia”. Il co-portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, ha sottolineato: “Meloni si sottrae al ruolo che i giornalisti hanno in una democrazia: fare domande e chiedere conto delle scelte del governo”.
Anche il leader di Azione Carlo Calenda è intervenuto scrivendo su X: “Il leader di un Paese democratico non ha paura della stampa e sa che è suo dovere interloquire con tutti i giornali”. Critiche sono arrivate anche dal segretario di Più Europa, Riccardo Magi, che ha definito l’episodio “un indegno fuori onda” e ha parlato di “totale disprezzo per la libertà di informazione”.
L’episodio ha attirato attenzione anche per un altro dettaglio: Giorgia Meloni è iscritta all’albo dei giornalisti professionisti dal 2006. Nonostante ciò, negli anni ha spesso limitato il rapporto diretto con la stampa, preferendo brevi interventi, video registrati e dirette social. Le parole pronunciate a Washington hanno riportato al centro del dibattito pubblico il tema dei rapporti tra governo e informazione, con particolare riferimento al ruolo dei giornalisti nel sistema democratico.
[In copertina, i leader riuniti a Washington (Foto: ufficio ImagoEconomica/via Chigi)]