Elon Musk cambia nome su X in “Kekius Maximus”

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Elon Musk, proprietario di Tesla e di X (l’ex Twitter), ha recentemente modificato il proprio nome utente sulla piattaforma, adottando il nome “Kekius Maximus”. Questo cambiamento è accompagnato da una nuova foto del profilo che raffigura Pepe the Frog, uno dei meme più conosciuti del web. In questa versione, la rana è rappresentata con un’armatura e un joystick per videogiochi, simbolo di umorismo e sarcasmo. Il nome “Kekius Maximus” è legato a un token di criptovalute, ispirato ai meme, che sta guadagnando popolarità nelle piattaforme blockchain, come Ethereum e Solana. Questo token ha visto un’impennata incredibile del 497,56% in sole 24 ore il 27 dicembre, attirando l’attenzione di molti nel mondo delle criptovalute. Anche se non sono noti i motivi esatti dietro a questa scelta, è difficile credere che si tratti di una mossa casuale. In un post su X, Musk ha scritto: “Kekius Maximus raggiungerà presto il livello 80 in hardcore PoE”, suggerendo che il suo interesse per il mercato delle criptovalute sia tutt’altro che svanito.

Micklethwait (Bloomberg): Paywall e IA proteggono il giornalismo, ma con rischi simili al tabacco

John Micklethwait

John Micklethwait, direttore editoriale di Bloomberg, ha recentemente affermato che i paywall rappresentano “il modo più sicuro per garantire posti di lavoro giornalistici”. Durante la sua lezione annuale alla City University di Londra, ha sottolineato come, dopo un periodo in cui molti nel settore offrivano contenuti gratuiti, la stampa di qualità stia ora ottenendo risultati positivi grazie all’adozione dei paywall. I PAYWALL: LA SALVEZZA DEL GIORNALISMO DI QUALITÀ Secondo Micklethwait, i paywall rappresentano “il modo più sicuro per garantire posti di lavoro giornalistici”. Questa dichiarazione arriva dopo anni in cui molte testate hanno optato per contenuti gratuiti, una strategia che, secondo il direttore editoriale, ha danneggiato la sostenibilità economica della stampa di qualità. Micklethwait ha evidenziato due principali motivi per implementare i paywall. Sicurezza economica e occupazionale. Micklethwait ha citato l’esempio di The Economist, che ha resistito alle difficoltà del mercato adottando fin dall’inizio un modello a pagamento. Anche Bloomberg segue questa filosofia: oltre al famoso terminale finanziario, l’azienda ha attirato circa 740.000 abbonati paganti nel 2023, registrando una crescita del 50% rispetto all’anno precedente. Indipendenza editoriale. Il passaggio agli abbonamenti, secondo Micklethwait, permette alle redazioni di evitare influenze esterne, come quelle derivanti da sponsor o inserzionisti pubblicitari. Il focus si sposta interamente sul soddisfare i lettori paganti, garantendo così decisioni etiche più semplici e una maggiore libertà editoriale. MAGGIORE ACCESSO AI CONTENUTI Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale (IA), Micklethwait ha dichiarato che Bloomberg utilizza l’automazione in oltre un terzo dei circa 5.000 articoli pubblicati quotidianamente. Ciò include l’uso di computer per monitorare i social media alla ricerca di parole chiave e l’implementazione di riassunti automatizzati in cima agli articoli, che permettono ai lettori di comprendere rapidamente il contenuto. Ha inoltre previsto che l’IA avrà un impatto maggiore sul lavoro degli editori rispetto a quello dei reporter, facilitando compiti come la verifica ortografica, l’aderenza allo stile editoriale e la verifica dei fatti. LE PREVISIONI DI BLOOMBERG Un altro tema centrale del discorso è stato il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale nel giornalismo. Bloomberg ha già integrato l’IA in molti processi editoriali e Micklethwait ha fatto 8 previsioni sul futuro dell’IA nel settore: L’intelligenza artificiale cambierà il lavoro dei giornalisti più di quanto non li sostituisca Le ultime notizie continueranno ad avere un valore enorme, ma per periodi di tempo sempre più brevi. La rendicontazione avrà ancora un valore enorme Il cambiamento sarà probabilmente maggiore per gli editori Il mondo della Ricerca lascerà il posto a Domanda e Risposta Le allucinazioni saranno più facili da risolvere nel testo che nel video o nell’audio La personalizzazione diventerà sempre più una realtà La regolamentazione sta arrivando. John Micklethwait non ritiene che l’intelligenza artificiale ridurrà il numero di giornalisti, ma piuttosto che aumenterà la portata e la profondità della copertura giornalistica. Grazie all’automazione, Bloomberg copre più aziende e in modo più approfondito rispetto al passato, mantenendo lo stesso numero di dipendenti. Tra gli utilizzi specifici dell’IA in redazione, Micklethwait prevede la riformattazione delle storie e la combinazione di articoli esistenti per creare bozze iniziali. Ad esempio, un algoritmo potrebbe sintetizzare più articoli per produrre rapidamente una bozza su eventi complessi, come la caduta di Assad in Siria, che i giornalisti affinerebbero successivamente. Le breaking news continueranno a mantenere un valore cruciale, con l’IA che accelera il processo decisionale: il tempo necessario affinché i prezzi di mercato reagiscano alle notizie è passato da dieci a cinque secondi, un trend destinato a proseguire. Tuttavia, Micklethwait sottolinea che il giornalismo originale rimarrà insostituibile, poiché l’IA non può persuadere fonti umane a rivelare informazioni sensibili o segrete. Infine, l’IA avrà un ruolo maggiore nella modifica e revisione degli articoli, aiutando a controllare ortografia, stile e fatti fondamentali, lasciando ai redattori il compito di rifinire i contenuti. LA FINE DELLA RICERCA TRADIZIONALE John Micklethwait ha previsto che la ricerca tradizionale, come la conosciamo oggi, è destinata a scomparire a causa dell’adozione di motori di ricerca basati su intelligenza artificiale e linguaggio naturale. Ha sottolineato l’importanza di proteggere i contenuti editoriali e di negoziare accordi con aziende come OpenAI solo per periodi limitati e somme definite, evitando di cedere eccessivo controllo o valore. Micklethwait ha richiesto maggiore chiarezza legale da parte di tribunali e parlamenti su cosa possa essere utilizzato gratuitamente dall’IA. Ha anche evidenziato che Bloomberg non ha ancora firmato alcun accordo con aziende di intelligenza artificiale generativa, pur riconoscendo che tali intese potrebbero sostenere il giornalismo in futuro, a seconda dell’evoluzione legislativa. Nonostante le sfide poste dalla disinformazione generata dall’IA, Micklethwait rimane ottimista. Ha paragonato la proliferazione di contenuti di bassa qualità all’epoca del New York Sun, un giornale scandalistico che, nonostante il successo iniziale, fu superato da testate che offrivano notizie utili e affidabili. Infine, ha espresso fiducia nel fatto che il settore del giornalismo oggi sia meglio preparato a rispondere alle nuove tecnologie, prevedendo una transizione più rapida verso contenuti di qualità rispetto al passato. DIPENDENZA DA AI, COME DAL TABACCO John Micklethwait ha dichiarato che l’intelligenza artificiale potrebbe finalmente risolvere il “puzzle” della personalizzazione delle notizie, un obiettivo che considera il “Santo Graal del giornalismo”. Tuttavia, ha avvertito dell’esistenza di un “lato oscuro”, rappresentato dalla dipendenza creata dagli algoritmi di raccomandazione sui social media. Ha criticato il fatto che le società di social media non siano responsabili dei contenuti che ospitano, grazie a regole come la Sezione 230, che le equiparano a compagnie telefoniche, esonerandole dalla responsabilità editoriale. Micklethwait ha paragonato questa situazione alle strategie difensive dell’industria del tabacco, che in passato sosteneva che fumare fosse una scelta personale. Con l’avanzare dell’IA, ha sollevato preoccupazioni etiche, come il rischio di manipolazione emotiva: ad esempio, adolescenti che sviluppano relazioni con entità artificiali. Micklethwait è convinto che, proprio come è avvenuto per l’industria del tabacco, anche i giganti della tecnologia saranno chiamati a rispondere delle conseguenze del loro prodotto, soprattutto man mano che cresce la consapevolezza del pubblico sui loro effetti dannosi. BLOOMBERG VS ZXC Micklethwait ha anche criticato la controversa sentenza della Corte Suprema del Regno Unito nel caso Bloomberg vs ZXC. Questa decisione vieta alle

Paolo Condò arriva al Corriere della Sera come firma sportiva

Paolo Condò

“Un numero 10, firma sportiva, entra a far parte della squadra del Corriere della Sera. Giocherà ovviamente a tutto campo, intervenendo sul sito del Corriere e naturalmente in pagina sull’edizione cartacea e digitale”. Con queste parole, Daniele Dallera, responsabile Sport del Corriere della Sera, annuncia l’arrivo di Paolo Condò, una delle penne più prestigiose del giornalismo sportivo italiano, alla redazione del quotidiano milanese. Condò, noto per la sua competenza, eleganza e capacità di raccontare il mondo dello sport con profondità e originalità, dal 2020 era una firma di punta di Repubblica. Prima ancora, ha trascorso anni come collaboratore della Gazzetta dello Sport, e attualmente è anche un apprezzato opinionista televisivo per Sky Sport. “Un’attrazione quasi fatale tra Paolo e il Corriere della Sera, primo giornale in Italia su ogni fronte e campo di gara”, scrive Dallera nel suo editoriale di presentazione. Dal lunedì al venerdì, Paolo firmerà ogni giorno un intervento: video commenti, editoriali, opinioni o spunti ispirati dalla sua vasta esperienza e dalla sua innata creatività. Uno degli elementi centrali del suo nuovo percorso sarà una videorubrica quotidiana intitolata “Un centimetro alla volta”, che prende ispirazione dal celebre monologo di Al Pacino in “Ogni maledetta domenica”. In quel discorso, l’attore, nei panni di un coach di football americano, tratteggia la strada verso la vittoria con un appassionato richiamo alla determinazione, al lavoro di squadra e alla capacità di cogliere ogni piccola opportunità. Condò trasformerà questa metafora in un appuntamento imperdibile per lettori e spettatori del Corriere. L’arrivo di Paolo Condò al Corriere della Sera segna un gol decisivo nel panorama giornalistico italiano. “Inizia l’anno con un pezzo elegante, come quelli che solo i numeri 10 sanno fare”, conclude Dallera. Un elogio che ricorda lo stile di Gianluca Vialli, grande amico di Condò e simbolo di quella classe che ora il giornalista porterà sulle pagine e sugli schermi del Corriere.

Andrea Petrella lascia ufficio stampa al Ministero della Cultura

Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha espresso pubblicamente il suo apprezzamento per il lavoro svolto dal dottor Andrea Petrella, che ha ricoperto il ruolo di Capo Ufficio Stampa e Comunicazione del Ministero. Petrella ha terminato il suo incarico il 31 dicembre, lasciando un segno positivo all’interno dell’amministrazione culturale. In particolare, Giuli ha sottolineato l’efficace gestione della comunicazione del G7 Cultura di Napoli, un evento di grande importanza internazionale che ha visto Petrella al centro della strategia comunicativa. Il Ministro ha anche elogiato il suo operato, che si è distinto per un ottimo coordinamento con le complesse strutture del dicastero. Nel chiudere la nota, Giuli ha augurato a Petrella i migliori successi professionali, augurandogli un futuro ricco di soddisfazioni.